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Consorzio Europeo Rievocazioni Storiche
Europäische Vereinigung historischer Gruppen
Union of European Historical Companies
Association Européenne d'Évocation Historique
Consorcio Europeo de Evocaciones Históricas
 
 
 
 Pubblicazioni ed Editoria

 

“Duri i banchi!” Le navi della Serenissima 421-1797
di Guido Ercole
(ed.Gruppo Modellistica Trentino di studio e ricerca storica, Trento 2006 - Prezzo : € 25,00)
 
Dai “campoli” alle “galee”, dalle “acazie” alle “galeazze”, dalle “cocche” ai “vascelli”, solo per citare alcune delle imbarcazioni che la Serenissima ha proficuamente utilizzato in oltre mille anni di commerci e di battaglie sul mare, il libro ci guida, attraverso l’affascinante storia di Venezia, a scoprire i progressi dell’arte navale mediterranea dal primo medio evo alla caduta della Repubblica Veneta.
Un volume che descrive in modo organico e documentato non solo i vari tipi di nave che si sono avvicendati nel corso dei secoli, ma anche il suggestivo ambiente della Marineria Veneta e quanto ruotava intorno ad essa: le armi e le bandiere, le vele e attrezzature di bordo, le misure e i termini nautici allora in uso e così via.
Arricchito da oltre 70 immagini a colori e 120 in bianco e nero provenienti dagli Archivi e dai Musei cittadini, da 7 carte geografiche e 30 piani di costruzioni di navi.
 

 
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"Kleidung des Mittelalters selbst anfertigen""
di Wolf Zerkowski e Rolf Fuhrmann
(ed. Rofur5 Verlag, Wilhelmshaven -D- 2003)
Prezzo : € 19,00
 
Dalla Germania un volume davvero interessante per tutti i re-enactors che affrontano il periodo medievale tra XIII e XV secolo.
Si tratta del primo manuale "Kleidungs des Mittelalters selbst anfertigen" (Abiti medievali confezionati da sé) dedicato all'abbigliamento maschile (il secondo, dedicato a quello femminile, uscirà nella primavera 2004).
 
Il volume, nonostante il testo tedesco, è facilmente accessibile anche a chi non conosca la lingua germanica, in quanto ricco di disegni e cartamodelli molto ben realizzati, e a schemi di "assemblamento" davvero chiari e sintetici.
Dalla camicia, alle calze, dai corpicapi alle scarpe, fino alle fibbie e ai puntalini, questo manuale "insegna" in modo pratico e tutto sommato economico a fabbricarsi degli accessori storicamente credibili in casa.
A nostro giudizio è il migliore lavoro di questo genere fino ad ora pubblicato e ne consigliamo l'acquisto a tutti i ricostruttori che debbano rivedere il proprio equipaggiamento.
 
Gli autori, oltretutto, sono una sorta di "marchio di garanzia" : Wolf Zerkowski è fondatore del gruppo "Bauer und Bonde", compagnia militare di Living History quattrocentesca, mentre Rolf Fuhrmann è un apprezzato illustratore storico.
 
Ecco perchè consigliamo il libro anche a chi si interessi di editoria e pubblicazioni storiche : un ricostruttore esperto e un buon illustratore specializzato garantiscono la qualità di un prodotto che, in questo caso, è già alla seconda edizione in Germania.
 
Per richiedere il libro : Rofur5 Verlag - Rheinstr. 188 D-26382 Wilhelmshaven - Tel 0049.4421.201502 - email : Verlags-Info@Rofur5.de
 
* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * "Le Rievocazioni Storiche nella Terraferma"
Studio di Massimo Andreoli
(ed. Caludia Augusta, Feltre 2003)
- Prezzo : € 10,00
 
E'stato pubblicato, il volume “LE RIEVOCAZIONI STORICHE NELLA TERRAFERMA VENETA”,scritto dal Presidente del CERS Massimo Andreoli(ed. a cura dell’Associazione Claudia Augusta).
Lo studio è l'ennesimo passo compiuto dall’Assessorato alle Politiche per la Cultura e l’Identità Veneta della Regione del Veneto verso un’opera di riqualificazione del “movimento rievocativo” regionale che a breve vedrà anche la realizzazione, sempre in collaborazione con il CERS, di un ciclo di work shop formativi rivolti a re-enactors e organizzatori di eventi rievocativi. Anche il Veneto, come molte altre regioni italiane, ha visto negli ultimi anni la proliferazione sul proprio territorio di numerose Rievocazioni Storiche, o comunque di feste popolari che facevano della sfilata in abito antico il clou del proprio programma artistico.Molti eventi rievocativi affondano le proprie radici sulla storia del territorio in cui la manifestazione si svolge, ricordano un evento, una battaglia, la stipula di un importante trattato, e certo è sintomatico che anche il più piccolo paese cerchi di trovare nella propria memoria storica motivo di orgoglio e, soprattutto, di promozione verso l’esterno.
A volte, però, il corteo storico o l’esibizione in costume non hanno in realtà alcun legame storico o culturale con il paese dove questi vengono realizzati, ma sono frutto solamente della voglia di “tingere” di colori sgargianti una festa folcloristica alla ricerca di un certo rinnovamento.
Per questo motivo tale studio non esprime in alcun modo una classifica di merito a seconda della maggiore o minore fedeltà storica, o della migliore o peggiore messinscena spettacolare, ma semplicemente cerca di individuare quale sia la tendenza realizzativa delle rievocazioni venete e quali gli eventuali strumenti mancanti per una loro riqualificazione.
 
Dunque due gli obiettivi dello studio di Massimo Andreoli:
 
1) Creare una sorta di “mappatura” di quelle che, per tradizione, rigore storico-ricostruttivo, incremento turistico, si possono dichiarare le principali Rievocazioni Storiche del Veneto e suddividerle in due sezioni:
- la prima in cui si riuniscono quelle che nascono dalla volontà di rievocare un preciso periodo storico e quindi operano anche un lavoro di ricerca e riproposizione filologica del medesimo;
- la seconda in cui figurino invece quelle che hanno optato per la spettacolarizzazione dell’evento a prescindere dalla propria memoria storica o comunque non nascono con intenti storico-ricostruttivi.
2) Individuare e proporre le linee generale per la creazione di una politica culturale/turistica in cui le rievocazioni storiche possano svolgere un ruolo centrale quale proposta per un indotto direttamente legato al patrimonio storico/monumentale presente sul territorio regionale
 
Lo studio presenta quindi le 67 Rievocazioni Storiche censite, distinguendole in tre categorie :
 
1) Manifestazioni che si contraddistinguono per una attenta ricerca ad una ricostruzione storica fedele e quanto più filologica
 
2) Manifestazioni che si concentrano maggiormente sulla messinscena spettacolare a scapito dell’aderenza storica
 
3) manifestazioni che non hanno saputo o voluto darsi un’impronta storica credibile
 
Lo studio si conclude con tre appendici particolari :
a) Il ruolo che le Rievocazioni Storiche del Veneto possono rivestire all’interno di una politica di diffusione storico/culturale e di promozione turistica
 
b) Veicolo di diffusione storico/culturale e di promozione turistica : i gruppi storici
 
c) Proposte sinergiche : Creazione di una Struttura centrale che realizzi il “Sistema programmatico - progettuale transcomunitario:”L’eredita’ culturale Veneta in Europa”
 
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"Rievocatio"
Il Grande quaderno per l'arciere storico nella Rievocazione
Testi e Disegni di Giovanni Sacrati
 
Questa è certamente una recensione atipica, in quanto non tratta di un volume edito e distribuito nelle librerie, ma di un'opera "manoscritta e ciclostilata in proprio" da Giovanni Sacrati, mastro arcaio certamente conosciuto nell'ambiente rievocativo italiano.
Citando l'autore,"...il Quaderno contiene un minimo di nozioni storiche indispensabili per organizzare una rievocazione storica o parteciparvi. Poco umilmente si propone di erudire i novizi e divertire gli eruditi. Tratta più di ogni altra cosa di arcieri essendo stato scritto da un aracio...".
In poche parole Sacrati ha saputo presentare nel modo migliore e più completo questo volumetto, davvero divertente, a tratti dissacrante (nei confronti dei "Talebani" della ricostruzione storica, come ama definirli Carlo Natati), ma soprattutto cinico nel sottolineare alcuni mali comuni della Rievocazione Storica italiana : l'abuso di archi long bow (inglesissimi, ma poco italici), le donne combattenti, il duello esasperato, etc...
Sacrati sceglie una via che va certamente premiata per sottolineare tali "macchie" : quella dell'ironia (molto divertenti alcune sue vignette) e della diplomazia (non esprime mai una critica diretta, ma piuttosto tratta la questione solamente dando la giusta intepretazione storico/ricostruttiva). Sintomatica in tal senso la chiusura del quaderno "...Questa è l'ultima pagina che verga la mia penna, che spero abbia saputo consigliarvi e divertirvi. Le mie vignette, come astuti giullari, vogliano farvi si sorridere, ma anche pensare. Ora cominciate pure a cercare tutti i molti libri di storia, che finirete con il preferire a qualsiasi romanzo...", con buona pace di chi, per farsi un abito, si è ispirato a Robin Hood, o di chi, per la propria armatura, ha pensato di rifarsi a..."Superfantozzi"!
Non disponibile nelle librerie, potrete richiederlo, se lui ha voglia di inviarvelo, direttamente a Giovanni Sacrati, Via Anton da Noli 16, 00154 Roma.
 
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"LA CESSIONE DEL VENETO"
di Genova Tahon di Revel
 
(ed. Editoria Universitaria, Venezia 2003) - Prezzo : € 14,00
 
Il memoriale di Genova Tahon di Revel (titolo: "La cessione del Veneto") è importante per la ricostruzione di una storia veneta artatamente cancellata. Il libro evidenzia, prima di tutto, che Venezia non ha partecipato in nessuna forma alle trattative per una sua cessione di cui fu, una volta ancora, semplice oggetto. Il memoriale diventa una preziosa fonte per capire la dinamica del plebiscito sabaudo del 1866 che nei propositi del Governo Piemontese doveva sancire l'adesione dei Veneti al Regno d'Italia. L'autore ci spiega chi l'ha voluto, come è stato imposto ai Veneti e ci riporta i risultati ufficiali: 641.757 Sì e 69 No (peccato che mancassero completamente le schede per il No).
Attraverso una chiave di lettura veneta, viene evidenziata dunque la truffa "risorgimentale" commessa ai danni dei Veneti ai quali era promesso la libertà ma che si ritrovarono invece in un nuovo stato di occupazione non certo migliore delle precedenti. Con l'occupazione sabauda, i Veneti conosceranno la miseria più nera, una ulteriore depredazione fiscale, una emigrazione forzata di massa, l'arruolamento dei propri uomini per le politiche militariste, colonialiste e fasciste in Europa e in Africa, ricordati come "eroi" nelle lapidi dei monumenti ai caduti di tutte le piazze venete.
 
Il memoriale di Genova Tahon di Revel giunge alla sua terza edizione. Le prime due edizioni furono proposte dall'autore per autoglorificare la propria impresa diplomatica. Questa terza edizione esce invece - quasi a 100 anni dalla seconda - con lo scopo di contribuire alla ricostruzione di una storia della Venezia deliberatamente soppressa.
Questa edizione del memoriale di Genova Tahon di Revel viene a colmare un vuoto, a spiegare la filosofia, la dinamica della "cessione del Veneto". Si capirà che la Terra Veneta, senza averlo mai richiesto e senza aver mai combattuto per il passaggio sotto il Piemonte, si è trovata, una volta ancora, oggetto di una trattativa per un suo passaggio di proprietà. E soprattutto si capirà chiaramente che nella Venezia una storia "risorgimentale" pro-Savoia o pro-Unità d'Italia non è mai esistita. I Veneti, di ieri e di oggi, hanno sempre aspirato - e continuano ad aspirare - a confederazioni internazionali rispettose delle storie e delle culture dei Popoli così come la Repubblica Veneta ha sempre rispettato i Popoli o i territori che hanno fatto parte della sua Serenissima dominazione.
 
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"UNA QUESTIONE MORALE"
La Chiesa cattolica e l'olocausto
di Daniel Jonah Goldhagen
 
(ed. Mondadori, Milano 2003) - Prezzo : € 19,00
 
Un libro sconvolgente, destinato a suscitare molto clamore. Una penetrante indagine intorno al ruolo della Chiesa cattolica durante la deportazione e il massacro degli Ebrei da parte dei Nazisti nella seconda guerra mondiale.
Goldhagen getta una nuova luce sul coinvolgimento delle gerarchie ecclesiastiche nel più grande crimine contro l’umanità perpetrato nel XX secolo, mostrando come la loro complicità nella persecuzione degli Ebrei fu ben più profonda di quanto si sia mai compreso. Pio XII e i più alti prelati romani furono del tutto consapevoli della follia nazista, e non denunciarono né fecero nulla per arginarla. Secondo Goldhagen in molte occasioni ne furono addirittura complici, e alcuni sacerdoti furono perfino parte attiva ai massacri di massa.
L’autore
Daniel Jonah Goldhagen è professore di Governement and Social Studies all’Università di Harvard ed è autore di I volenterosi carnefici di Hitler (Mondadori, 1997).
 
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"LA PASSIONE DI EL ALAMEIN"
Taccuino di Guerra di Gabriele De Rosa
 
(ed. Saggine - Donzelli, Roma 2002) - Prezzo : € 7,50
 
E’ una vera gemma, un autentico fiore del deserto, questo diario della battaglia di El Alamein.
Un grande storico, uno dei padri nobili della nostra Repubblica, lo ha tenuto gelosamente nascosto tra i suoi ricordi più cari, per sessant'anni. Lo aveva portato con sé, nel 1942, quando, universitario arruolatosi come sottotenente dei Granatieri, aveva deciso di far parte della compagnia che aveva scelto il fronte di guerra africano come destinazione.
 
Che cosa ha suggerito ora all'autore, dopo tanto tempo, di vincere la ritrosia, di staccarsi dalla dimensione intima del ricordo, e di rendere pubbliche finalmente quelle pagine lasciate così a lungo a sbiadite?
La risposta sta forse nel sentimento più forte che quei fogli ancora sprigionano: un autentico, genuino, scabro, e per ciò stesso del tutto anti retorico, amor di patria. Un sentimento che ha per lungo tempo rifiutato di manifestarsi per non essere confuso in nessun modo con le retoriche della guerra nazionalista, o più di recente con quella ondata revisionistica che ha voluto attribuire all'Italla della Resistenza una vocazione opportunistica, uno stare alla finestra, in attesa di vedere quale fosse il vincitore di turno.
 
La «passione» di El Alamein non è fatta di alcun compiacimento guerresco, non si alimenta del mito politico della ricerca di un primato o di una egemonia. Ha piuttosto qualcosa che unifica identità, senso del dovere e pietas cristiana: un sentimento dignitoso e doloroso della guerra e della sconfitta che si tiene lontano dal disfattismo ma non cede mai alla tentazione dell'eroismo.
E in effetti, di scienza militare, di tattica, di manovre, nel diario c'è molto poco. C'è piuttosto la guerra nella sua immediatezza, nel suo concitato manifestarsi, nel groviglio delle confusioni che comporta la stessa intensità della battaglia. Ne risulta dilatata, e come esaltata, la forza della scrittura.
 
Se non si avesse il timore di sminuirne il senso storico e civile, si potrebbe dire che il taccuino di El Alamein di Gabriele De Rosa è un piccolo capolavoro di scrittura, una delle più alte testimonianze letterarie dell'Italia di quella stagione.
 
Gabriele De Rosa, già docente di Storia contemporanea nelle Università di Padova, Salerno e Roma, è stato senatore della Repubblica (1987 94) e deputato alla Camera (1994 96). E’ Presidente dell'Istituto Luigi Sturzo.
 
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"IL LEONE, L'AQUILA E LA GATTA"
di Antonio Lenci
 
(ed. Il Poligrafico, 2003) - Prezzo : € 21,00
 
(Recensione di Aldo Comello tratta da "La Nuova Venezia" del 22 aprile 2003)
 
È fresco di stampa "Il leone, l'aquila e la gatta" di Angiolo Lenci.
L'autore mette al microscopio un coriandolo di storia, la manciata di anni che vanno dal 1509 al 1513. E' come cliccare su un ipertesto, attivare un link che ti mette in mano il kit dello scassinatore che forza porte e finestre della storia: grimaldelli per aprire e capire uno straordinario cambiamento, significativo a livello europeo.
La Lega di Cambrai che vede coalizzati l'Imperatore Massimiliano d'Absburgo, la Francia, la Spagna, Mantova, Ferrara e il papa Giulio II infligge una pesante sconfitta alla Serenissima nella desolata campagna di Agnadello. Secondo Nicolò Machiavelli, cronista di guerra in parte avversa (Il Principe) i veneziani in quella battaglia «perderono quello che in ottocento anni avevano acquistato».
Certo, Agnadello (14 maggio 1509) segna una drastica revisione del sistema difensivo veneziano. La Dominante abbandona ogni progetto di espansione e adotta una strategia di arroccamento trasformando in fortezze le città della terraferma.
Padova prende forma e funzioni di un vero e proprio presidio «antemurale» a difesa della città dei dogi.
 
Ciò che è assolutamente straordinario sono i tempi di metamorfosi delle fortificazioni: in meno di due mesi attorno alle spesse muraglie medioevali vulnerabili dalle «bombarde petriere» (lanciano proiettili da 120 chili) che sono in grado di aprire brecce nei muri più robusti, è costruito un anello di 11 chilometri formato da terrapieni che assorbono la forza devastante degli scoppi.
Oltre 2000 uomini sono al lavoro contemporaneamente in città: arsenalotti di grande abilità artigiana, un gruppo di nobili veneziani con funzioni di vigilanza, architetti come fra' Giocondo, condottieri come Nicolò Orsini, conte di Pitigliano, «prefetti di ferro» feroci e intelligenti nel mantenimento dell'ordine e nella rappresaglia come Andrea Gritti, strateghi fantasiosi come il capitano Bartolomeo d'Alviano che prima di essere catturato aveva suggerito di attaccare Milano approfittando della lentezza di manovra e del carente coordinamento degli alleati; il che, forse, avrebbe prolungato la gloria veneziana risparmiando la cocente sconfitta di Agnadello.
In quei mesi comunque Padova viene sconvolta, interi quartieri sono rasi al suolo per far spazio ai guasti che intervallavano la muraglia. La morfologia urbanistica della città porta ancora oggi i segni della nuova fortificazione rinascimentale: un anello di verde rafforzato dal corso dell'acqua separa il centro dalla periferia.
 
Il teatro della battaglia è il bastione della Gatta a Coalonga. Avrebbe potuto essere l'anello debole della cinta muraria perché si protendeva pericolosamente rispetto alla curva delle fortificazioni, sorta di cuneo che offriva diversi lati all'attacco, ma Massimiliano aveva sottovalutato l'efficacia dell'artiglieria leggera (falconi e falconetti caricati a chiodi) e del fuoco radente che spazzava la base della cortina muraria da destra e da sinistra. Lì si infrange l'attacco imperiale e il primo ottobre Massimiliano ordina la ritirata. Con lui se ne vanno cavalieri di fama come il Boiardo e il La Palice, con lui se ne vanno i lanzichenecchi, la cui crudeltà - e questo è un elemento cruciale rispetto all'esito finale della guerra - aveva inferocito i contadini inducendoli a far terra bruciata attorno all'esercito della Lega e a far risuonare il grido di guerra «Marco» anche nelle file armate di roncole e forconi.
 
Il leone, l'aquila e la gatta sono animali-simbolo di Venezia, dell'impero e del bastione dove avvenne la battaglia attorno a Padova. La gatta, animale incontestabilmente plebeo, è il perno della simbologia. Nell'alto medioevo era in voga un gioco atroce: la gatta veniva legata ad un palo e si faceva a gara per sfondarle il torace con una testata (il concorrente aveva la testa accuratamente rasata) senza farsi scotennare dalle unghiate. L'allusione allo stupro era evidente. Nel Cinquecento (vedi Elio Franzin) il costume vira nella beffa: la gatta è la bandiera degli assediati, viene legata ad una lancia e i difensori sfidano gli attaccanti a venirla a prendere. In appendice al libro c'è anche la lunghissima canzone della gatta, sorta di manifesto di insolenze alla faccia degli imperiali:
«Su, Todeschi onti e bisonti,
Su su su, for de la paglia;
Voi mai più passate i monti
Se verete a dar bataglia:
Vostre arme poco taglia
Se la faza v'è mostrata.
Su su su».
 
Il libro mette anche in luce importanti passaggi nella strumentazione bellica: l'arco e la balestra, pur presenti, lasciano spazio allo «schiopeto» come arma individuale; la cavalleria pesante che è ancora il nerbo dell'esercito imperiale va perdendo colpi: il gentiluomo catafratto protetto da una corazza da cinquanta chili montava un cavallo enorme, un frisone probabilmente, quasi una tonnellata di peso, gli zoccoli grandi come padelle. Questa cavalleria negli attacchi frontali era un castigo di Dio.
Ma l'aveva fermata e umiliata la fanteria svizzera che si muoveva in quadrati di diecimila uomini armati di picche lunghissime, il cosiddetto «istrice». I veneziani ottengono buoni rissultati dalla cavalleria leggera. «I più noti di questi cavalleggeri saranno gli stradiotti, originari, come spiega l'etimologia del nome, della Grecia. Sebbene fossero in maggior parte albanesi e epiroti... rimarrà a lungo proverbiale la loro ferocia e indisciplina. Avevano lance corte, spada e mazoca, una mazza con cui vibrare il colpo di grazia. Tagliavano teste e orecchie, non facevano prigionieri. Il cognome Stradiotto è ancora abbastanza diffuso in alcune aree del nordest.
 
Nel libro scovi anche altri cognomi ispirati alle macchine da guerra o a strumenti artigianali: mangano, per esempio, e trabucco, saccomanno, è invece, il cavaliere montato su destriero che fa parte della scorta dell'Homo d'Arme corazzato, vero e proprio carro armato dell'epoca che andava protetto da truppe di rinforzo.
 
Anche questo côté dell'opera suscita interesse come, per un padovano, l'archeologia topografica riguardante strade, piazze, bastioni, ponti, canali che consentono di immaginare la città com'era cinque secoli fa.
 
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"ABITI ANTICHI E MODERNI DEI VENEZIANI"
di Doretta Davanzo Poli
 
(Neri Pozza Ed., 2001) - Prezzo : € 26,00
 
Per moda si è soliti intendere quella delle classi altolocate, dimenticando che, sia pure in ritardo e protratta poi per periodi più prolungati, qualunque foggia arriva anche alle classi borghesi nonché, grazie al fiorentissimo, un tempo, mercato dell' usato, al popolo minuto, e che quindi per capire il modo di vestire dei poveri bisogna conoscere il modo di vestire dei ricchi.
Il presente studio intende analizzare i cambiamenti delle mode nel corso dei secoli a Venezia e nei suoi domini in Terraferma, dall'origine della Repubblica ad oltre la sua caduta, fino al nascere del costume 'popolare' o folclorico, investigato in particolare per quanto rìguarda il modo di vestire di tipiche classi popolari (quali per esempio quelle di gondolieri e tabacchine o impiraresse, queste ultime caratterizzate dall' uso dello scialle nero). Lo scialle (quasi un fil rouge nell'abbigliamento veneto), riscontrato fin dai Paleoveneti (rappresentato in lamelle bronzee e altri reperti archeologici dei Veneto), persiste infatti nella moda dei fazzuoli cinquecenteschi e ancora nei cendali e nei ninzioletti settecenteschi.
Ma emergono altri numerosissimi tratti di originalità del vestire marciano: dal colore azzurro delle origini al rosso cremisi o scarlatto del Rinascimento; dalle acconciature a fungo agli altissimi zoccoli femminili del secolo XV; dai calzoni affusolati a 'coscia di pollo' degli uomini alle scollature velate da alti bavari e alle pettinature a corna delle donne, nonché all' utopia dell' abito 'divisa' (tale da rendere immediatamente riconoscibile la condizione sociale di chiunque) nel secolo XVI; dalle sopravvesti leggere e rigonfie come mongolfiere ai sontuosi merletti tridimensionali nel secolo XVII; dai ganzi esclusivi e pesanti di metalli pregiati alle aristocratiche baute, inquietanti travestimenti unisex del secolo XVIII; dal pittoresco costume di pellestrinotte e bigolanti all'uniforme folcloristica di gondolieri e barcaroli del secolo XIX; dalla magia di delphos e knossos reinventati dell' hidalgo Fortuny ai tubini trompe-l' oeil di Giuliana di Camerino. Il tutto dosato e mescolato alle tendenze di volta in volta provenienti dalle corti o dalle nazioni leaders del momento.
 
INDICE
 
Introduzione
di Doretta Davanzo Poli
 
- I paleoveneti
- Le origini e i rapporti con Bisanzio
- La conquista della supremazia
- Verso un'originalità delle fogge
- Il Trecento e il diversificarsi delle fogge maschili e femminili
- Il Rinascimento e una foggia tutta veneziana
- Il Cinquecento e l'utopia dell' abito-divisa
- Il Seicento e le mode di Olanda e Francia
- Il Settecento: analogie e differenze con le mode di Francia e Inghilterra
- Semplicità neoclassiche e stravaganze lombardo-venete
- Costumi tradizionali
- Il Novecento: dall'archeologismo di Fortuny alle sfilate di Palazzo Grassi
 

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