La sella
Iniziamo qui una nuova rubrica dedicata a chi intende intraprendere una attività legata all’equitazione storica e
spettacolare.
Intendo per tale attività, la ricostruzione di tornei, giostre, palii, sfilate e di tutti quegli avvenimenti che
prevedano la presenza di cavalli e cavalieri.
Iniziamo pertanto a dare qualche consiglio su come indirizzare le scelte relative alle bardature ed ai finimenti dei
cavalli.Considerando che la sella è sicuramente la parte più importante e visibile dell’ equipaggiamento del cavallo,
vi consiglio di porre grande cura nella scelta o realizzazione della stessa: so che la costruzione di una sella richiede
perizia, materiali ed attrezzi specifici e che probabilmente non è alla portata di tutti, quindi una soluzione
a mio parere accettabile è quella di orientarsi all’acquisto di selle il più possibile simili a quelle antiche,
tipo camarghese, portoghese o mista spagnola.
Queste selle al di là di alcuni particolari sono molto simili alle selle usate nei secoli passati.
Sceglietele in colore marrone o cuoio naturale, le staffe poi vanno sostituite con altre in ferro.
Il sottopancia più indicato è quello in corda o stoffa intrecciata, se avrete l’attenzione di abbinarlo al mantello del
cavallo (chiaro sul grigio, marrone sul baio, nero sul morello) sarà molto meno visibile.
Tutte queste selle hanno in genere paletta ed arcione molto alti e quindi non sono adatte alle evoluzioni acrobatiche
che a volte vengono richieste in particolari eventi. In questo caso, considerando anche l’aspetto sicurezza vi consiglio
di usare una sella cosacca, al di là della datazione storica, questa sella è quanto di meglio esista per effettuare
volteggi, staffate, cadute e tutto quello che si vede fare dagli stuntman equestri.
Sotto la sella ponete un materassino o una copertina possibilmente in tessuto tipo lana cotta a colori naturali
(grigio/marrone) sufficientemente grande da coprire eventuali ulteriori protezioni (tipo salva garrese) palesemente
moderne.
Se possibile, compatibilmente con il benessere del cavallo, eliminate i paracolpi o sostituiteli con fasce da lavoro
il meno vistose possibile.So che molti considerano ovvie queste mie osservazioni, ma vi assicuro che quello che spesso
si vede in giro nelle varie rievocazioni storiche sono: selle western/inglesi coi relativi pettorali, materassini e
coperte navajo, staffe in acciaio inox, sottopancia in neoprene ecc. ecc. ecc.
Conclusione: il cavallo è stato fondamentale nella storia dell’uomo, la sua presenza nelle rievocazioni storiche
è di grande impatto ed importanza, si tratta solo di iniziare a seguire un percorso un po’ più rigoroso sull’
abbigliamento del cavallo e del cavaliere, che ci porti ad una fedeltà sempre maggiore in modo da poter competere
(bonariamente) con gli amici “appiedati” in genere sempre molto più attenti e fedeli alla ricostruzione storica.
Le Staffe
Le staffe pur essendo una delle innovazioni più importanti dell’equitazione, comparvero in Europa solo verso l’VIII
secolo d.C… Furono introdotte dai Bizantini che le avevano conosciute ed utilizzate durante i loro frequenti contatti
con i Persiani. Se ne parla in un trattato di strategia militare dell’inizio dell’VIII secolo dal titolo Strategicon.
Agli amici appassionati di equitazione e di ricostruzione storica cercheremo di dare alcune informazioni utili su tale
argomento.
Dal 1200 al 1500, periodo che in genere è maggiormente rappresentato nelle rievocazioni storiche, le staffe erano di
forma piuttosto semplice ed il materiale più comunemente usato era il ferro, a volte sulla parte esterna dell’arco erano
presenti delle decorazioni tese ad abbellire l’oggetto, la panca sulla quale poggia il piede era normalmente stretta ma
in alcuni esemplari appare piuttosto larga, questo presumibilmente per consentire un maggiore appoggio.
Nella realizzazione abbiate cura di calcolare bene le misure e di smussare accuratamente tutti gli angoli interni con
una lima, questo per evitare di rimanere staffati, il piede infatti deve entrare e uscire comodamente, è molto meglio
perdere le staffe che rimanervi appesi con il cavallo che in genere in tali situazioni si spaventa moltissimo ed ha
reazioni imprevedibili.
Le staffate che a volte vedete nei film sono artefatte, nel senso che il cavaliere non ha in realtà il piede nella
staffa, ma il piede è legato ad una cinghia che passa per la staffa ed il cui terminale è in mano allo stesso cavaliere,
quando questo si butta dalla sella, si fa trascinare per alcuni metri, quindi lascia il terminale della cinghia e
questo lo libera dalla trazione esercitata dal cavallo.
In ogni caso sono figure acrobatiche molto rischiose, che sconsiglio vivamente di intraprendere senza l’aiuto e la
consulenza di persone veramente esperte.
Pettorali e groppiere
L’uso di interporre una coperta o qualcosa di simile fra cavallo e cavaliere ha origini remote, già nell’ 700 a.C.,
la cavalleria di Sennacherib (705-681 a.C.) aveva in dotazione coperte e cuscinetti imbottiti trattenuti sul cavallo
da fascioni o sottopancia.
Circa nello stesso periodo compaiono anche il pettorale e la groppiera, queste due innovazioni contribuirono a rendere
più stabile la bardatura sul cavallo e di conseguenza l’assetto del cavaliere.
Ancora oggi il pettorale, seppur con varie forme, è in uso in quasi tutte le culture equestri, anche se spesso assume
un ruolo decorativo, meno usata è invece la groppiera, essa è comune nella disciplina degli attacchi, mentre per il
cavallo da sella si usa in genere il sottocoda.
Nei secoli passati questi due finimenti hanno avuto sia un ruolo tecnico, impedire alle selle di scivolare in avanti e
all’indietro, sia protettivo per parare i colpi del nemico ed anche un ruolo estetico,per mettere in risalto le forme
del cavallo.
Consiglio gli amici cavalieri di sfruttare quest’ultimo aspetto perché a mio parere contribuisce a dare una immagine
antica/storica del cavallo. Purtroppo i finimenti in commercio non sono adatti e quindi bisogna lavorare un po’ sul
problema, non è comunque difficile costruire sia il pettorale che la groppiera, preparate un campione in stoffa o gomma
o altro materiale economico, provate il tutto sul cavallo, ponendo particolare attenzione alle misure ed al sistema di
regolazione delle stesse, che verrà predisposto tramite fibbie metalliche, bisogna considerare che il tutto deve essere
confortevole per il cavallo e che gli stessi finimenti possano essere montati su altri cavalli di misura diversa.
Per il tipo di decorazione e disegno ho incluso qualche immagine ma non è difficile trovare riferimenti attendibili.
Per il pezzo definitivo usate il cuoio che rimane il materiale più adatto in tutti i sensi.
Mettere un pettorale al cavallo in genere non crea problemi, ma per la groppiera o sottocoda siate molto prudenti,
se il cavallo non le conosce ne sarà infastidito, e probabilmente inizierà a sgroppare, abituatelo con calma e senza
stringere le cinghie, fatelo passeggiare alla mano fino a quando non darà più segni di fastidio ed aspettate di salire
in sella quando tutto sarà sotto controllo.
I cavalli del Medioevo
Nel periodo medievale il cavallo era di uso comune, esso era impiegato in battaglia, nei
trasporti e nella caccia e questa necessità di utilizzarlo in varie situazioni, favorì la
creazione di soggetti morfologicamente diversi.
Probabilmente questa diversità pose le basi per la creazione delle future razze equestri, e
anche se mancano documenti attestanti una selezione programmata, nelle raffigurazioni pittoriche
e grafiche del periodo è possibile riconoscere le varie tipologie di cavalli.
Ci limiteremo in questa sede a dare una breve descrizione dei tipi di cavalli di cui le cronache
dell’ epoca fanno menzione:
- il destriero era il cavallo da battaglia, di mole considerevole, dovuta alla necessità
di trasportare cavaliere, armi ed armatura. Questi soggetti erano addestrati con grande cura, s
pesso a loro era affidata la vita del cavaliere, erano abituati ai rumori ed alle situazioni
impreviste dei combattimenti in modo da non impaurirsi e disarcionare il cavaliere, il nome
deriva dall’ abitudine di portarlo sottomano alla destra del cavallo utilizzato nei trasferimenti.
- il corsiero veniva impiegato nei tornei dove velocità e mole creavano una massa d’urto
considerevole adatta disarcionare gli avversari.
- il palafreno era il cavallo da viaggio, spesso questi animali erano degli ambiatori
perché questa andatura consente la velocità del trotto ma è molto più confortevole.
- il ronzino era un animale da soma, doveva essere forte e resistente.
- il cortaldo era deputato a trasportare le armi e l’equipaggiamento del cavaliere,
il nome probabilmente deriva dall’ usanza di mozzare la coda al cavallo usato per tale lavoro.
Le dame normalmente usavano cavalli di piccola taglia denominati chinee, al tempo le
signore montavano sia come gli uomini, sia sedute su una sorta di sedia con poggiapiedi che
veniva fissata sul cavallo con tutta una serie di corregge di cuoio, non erano disdegnati muli
e asini specie per i servitori e per le masserizie.
Col passare degli anni e con la necessità di proteggersi da armi sempre più sofisticate, fu
necessario creare cavalli che potessero sopportare pesi di oltre tre quintali, peso costituito
in gran parte dalle protezioni metalliche sia del cavaliere e che del cavallo, normalmente
questi animali di grande taglia avevano la caratteristica di essere piuttosto tranquilli ed ecco
allora proliferare morsi dalle leve lunghissime ed altrettanto lunghi ed acuminati speroni per
stimolarli ad essere più reattivi.
Fu con l’avvento delle armi da fuoco, che per il cavallo iniziarono tempi migliori, le armature
ormai divenute inutili lasciarono il posto a bardature più leggere, iniziava una equitazione di
scuola che seppur inizialmente applicata dai militari, si sarebbe poi diffusa ed avrebbe gettato
le basi dell’ equitazione moderna.
Se qualcuno fosse interessato a questo argomento specifico può contattarmi tramite il sito
www.cersonweb.org o www.cavallocompany.it
Buon lavoro.
Dario Milanese
Resp. Sezione Equitazione Storica e Spettacolare
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